Vita a Kyoto: un viaggio tra luoghi, cibi e costumi.
La mia esperienza a Kyoto sta per giungere al termine e questo reportage, che per me è molto più simile ad un bilancio finale, spero possa servire a tutti gli studenti italiani che intendono vivere e studiare in questa città e presso questa scuola.
Credo che Kyoto sia la città giusta per un primo incontro col Giappone: è l’esatta via di mezzo tra il Giappone ultra-moderno e quello più tradizionale. Inoltre, è una città estremamente legata alla propria storia, la quale è respirabile durante i numerosi matsuri, all’interno dei più famosi o dei più nascosti templi, o nelle piccole botteghe.
Ogni angolo della città può sorprendere in modo differente: ci si può imbattere in piccoli templi, come il Seimei jinja vicino scuola, case tradizionali, mise che vendono i dolci tipici del luogo e semplicemente notare il quotidiano modo di vivere degli abitanti di Kyoto, a volte così diverso dal nostro.

Innumerevoli sono i templi di Kyoto. I più famosi e studiati, come il Kinkaku-ji, il Ginkaku-ji, il Kiyomizu-dera, il Fushimi Inari, sono maestosi agli occhi di chi li ha visti solo in foto, nonostante siano costruiti con i materiali più semplici e poveri che la natura offre. Da scoprire, invece, sono tutti quei luoghi sacri meno conosciuti, che è possibile scoprire camminando per la città o parlando con persone del posto. Oltre i templi, per cui Kyoto è famosa, ci sono tanti altri luoghi di interesse, come il castello Nijo, i parchi e i musei, presso cui vi sono sempre interessanti esposizioni speciali.

Gli eventi culturali sono tanti ogni mese ed è possibile venirne a conoscenza tramite l’aiuto della scuola o i manifesti informativi presenti in tutta la città. I momenti dell’anno in cui la natura regala a Kyoto panorami mozzafiato sono due: quello della fioritura dei ciliegi e quello del Momiji. Vivendo a Kyoto da metà ottobre ad inizio gennaio, sono testimone della bellezza degli alberi le cui foglie vanno dal rosso al giallo, offrendo sempre minuscoli spettacoli quotidiani; tanti sono gli eventi cheaccompagnano il Momiji, come i light up serali in diversi templi e luoghi della città, cerimonia del tè, danze eseguite dalle maiko. A seguire i momenti del Momiji, vi sono gli eventi precedenti al Natale e al Capodanno,quest’ultimo molto sentito in Giappone, durante i quali a Kyoto (ma anche a Osaka e a Kobe) è possibile vedere luminarie e particolari light up che si estendono per intere zone della città.

“Tradizione” è la parola che meglio descrive Kyoto e il cibo, appunto, tradizionale è caratteristica peculiare della città. I tanti tipi di okashi, di tè (famoso quello di Uji), la Kyoto Kaiseki e la zuppa col mochi il giorno di capodanno, sono tutte pietanze che scandiscono i vari momenti della giornata e dell’anno. Ho potuto gustare la cucina di Kyoto grazie alla mia esperienza in homestay, di cui tanto leggiamo sui testi dei libri di giapponese in Italia; è un’esperienza che consiglio caldamente, perché consente di entrare nella vita di tutti i giorni della famiglia che ci accoglie, potendone osservare le abitudini, facendo esperienza dell’o-furo serale, dei pasti tipici e delle usanze, come l’o-furo serale, il dormire in una stanza con il tatami e un futon. Direi che le limitazioni causate, ad esempio, dagli orari dei pasti da rispettare non sono nulla rispetto alla possibilità di esperire sulla propria pelle la realtà giapponese.
Infine, vorrei spendere due parole sulla Kyoto Nihongo Gakko, un luogo che ogni mattina, o ogni pomeriggio, permette ai propri studenti di trovarsi in un contesto internazionale e di studiare la lingua con un metodo giapponese, a volte troppo duro, ma decisamente efficace.
Rileggendo tutto ciò che ho scritto finora, il bilancio mi risulta estremamente positivo, a parte quelche nota dolente dovuta al costo della vita in Giappone, la quale per noi italiani adesso è molto più difficile del solito. Tuttavia, quello che vorrei augurare a tutti gli studenti italiani della scuola è di poter fare la mia stessa esperienza qui a Kyoto.
頑張ってね!
Angela Masella.


